Stamattina vagavo per siti di design in cerca di un po’ di spunti idee per un cliente e mi sono imbattuta in una libreria senza tempo, un pezzo di vera arte progettato dal padre dell’Italian Style, una vera e propria icona del mondo del design, Ettore Sottsass.
La libreria Cartlon, prodotta nel 1981, è un manifesto culturale l’epoca, un oggetto emblematico del radical design creato da un gruppo di architetti, designer, artisti come Andrea Branzi, Alessandro Mendini, Martine Bedin e Michele De Lucchi. La Cartlon è il mobile-manifesto, che rompe il rigido formalismo degli anni ’70, introducendo colori, forme quasi simili ad un totem di superfici plastiche e laminate, decorazioni geometriche kitsch e colori brillanti. Nacque qui l’attenzione verso un nuovo design, un design dagli orizzonti aperti.
….E la funzione dell’oggetto? Lei ha sempre sostenuto che il suo funzionalismo è nella speranza, affidata all’oggetto, che trovi una sua funzione. ”Lo dico ancora adesso. Un’automobile posteggiata è un oggetto spaventoso, ci vuole uno che la faccia andare. Vale per tutti gli oggetti. Ai tempi di Memphis tutti mi dicevano: questo scaffale è obliquo, manca la funzionalità. Ma lo scaffale non ha funzionalità, è chi lo usa che deve trovarla. Con i fiori siamo sempre nei guai, i vasi sono troppo piccoli o troppo corti. Ma non è colpa dei vasi. Tra l’altro, c’ è ancora l’abitudine settecentesca di mandare troppi fiori. Basta un fiore per muovere l’aria”.
Intervista di La Repubblica a Ettore Sottsass 2 gennaio 2008
